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| Cittadina
sul Mar Tirreno, nella parte più interna della insenatura fra il Monte Circeo e la Punta
di Gaeta, a 26 m.s.m., al piede dellestremo sprone meridionale, ripidissimo, dei
Lepini, nel punto dove la Via Appia sbocca al mare. Consta della parte vecchia, sulle
ultime pendici della montagna, cinta di mura, di aspetto medievale, con vie strette, in
forte pendenza, e della parte moderna detta Borgo, iniziata da Pio VI e
sviluppatasi rettilinea lungo la Via Appia fino al porto, che è costituito
dallultimo tratto del canale di navigazione di Pio VI, protetto da un molo. Di
sviluppo ancora più recente sono il Borgo Marino, abitato da pescatori e marinai,
e un sobborgo balneare di là dal Canale. Lantica Terracina fu capitale dei Volsci,
e come tale si chiamava Anxur, dal nome del dio protettore. Una tradizione la
faceva fondata da Spartani, fuggiti da Sparta per sottrarsi alle riforme di Licurgo. Nel
406 a.C. fu attaccata dai Romani e conquistata; ribellatasi, fu poi riconquistata e
assoggettata saldamente, avendo grande iòportanza perché posta a dominio della via che
conduceva in Campania (poi Via Appia). Nel 329 ricevette una colonia romana (colonia
Anxurnas, poi Terracina), iscritta nel 318 alla tribù Ufentina. Ampliata e rinnovata
nei suoi edifici in età silana, divenne presto una delle città più fiorenti del Lazio,
ma, occupata nel 69 d.C. da ribelli a Vitellio, fu conquistata con grande strage. In età
traianea fu costruito un porto più grande con nuovi moli, fu mutato il percorso
dellAppia, facendola passare per la città bassa con il taglio della rupe, ora
chiamata Pisco Montano; trasformazioni edilizie vi furono anche nelletà
degli Antonini (nuovo acquedotto) e dei Severi. Sede vescovile dal principio del secolo
4°, Terracina ebbe a soffrire per le invasioni barbariche e per le piraterie dei
Saraceni. Unita dapprima al ducato bizantino di Napoli, con lo stabilirsi di un dominio
saraceno alle foci del Garigliano riprese la funzione di porta del Lazio, e legò le sue
sorti (882) a quelle del Patrimonio di S. Pietro. Terracina godé di notevole autonomia,
riconosciuta dai pontefici, che sostennero la città contro i Frangipane. Nel 1217 papa
Onorio III unì la diocesi di Terracina con quelle di Sezze e Piperno. Annessa dai
francesi al dipartimento del Circeo, Terracina insorse nel luglio 1799, ma fu sopraffatta
dalle truppe del generale L. Lemoine.
I resti più notevoli dellantica Terracina sono quelle del Tempio di Giove
Anxur, sull Acropoli, su una vasta platea con sostruzioni ad
archi, in opus incertum di età siliana, e con criptoportico lungo 60 m. Il tempio
era esastilo, pseudoperiptero; rimane il podio. Le mura di cinta dellacropoli sono
in opera incerta della fine del 2° secolo a.C., quelle della città sono in opera
poligonale. Al centro era il foro su una terrazza, con il Tempio di Roma e di
Augusto (su cui si fonda il duomo) e un altro tempio con il basamento in opera
quadrata e cella in opera reticolata. Nella città bassa si delinea la sagoma circolare
dellantico porto con magazzini, e più allinterno sono resti di due terme,
di un anfiteatro dei primi tempi dellImpero, di costruzioni private, di una
grande villa sulla via costiera che va al Circeo. La Via Appia, che costituisce il
decumano della città, è fiancheggiata da tombe. Di Terracina medievale e moderna, il
monumento principale è il Duomo, S. Cesario, costruito sul tempio di Roma e di
Augusto (1074, con aggiunte dei secc. 12°-14° e 17°), preceduto da un bel portico (
sec. 12°) su colonne antiche. Notevoli inoltre la Chiesa di S. Domenico da Sora
(sec. 13°, rifatta), sul tipo di Fossanova, il Castello dei Frangipane, la Chiesa
di S. Salvatore, neoclassica (A. Sarti). I bombardamenti della seconda guerra mondiale
hanno distrutto buona parte del borgo medievale. Nel Museo archeologico sono raccolti
frammenti e iscrizioni, che provengono per lo più da scavi recenti. |
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| Il Circeo è il Promontorio dell' Italia Centrale,
che sporge, isolato sul mar Tirreno, chiudendo a ovest il golfo di Terracina. Alto 541
m.s.m., costituito in prevalenza da dolomie e calcari, si ricollega per la struttura e le
condizioni tettoniche ai monti Lepini. Forse separato dalla terraferma in epoca
preistorica, oggi risulta saldato ad essa dalle alluvioni del Sisto e di altri torrenti
minori. L'antica mitologia ne fece la residenza della Maga Circe, e in tal senso il
Circeo è ricordato da Omero e Virgilio, ma il nome deve farsi piuttosto derivare da
"circus", con riferimento alla configurazione rotonda e isolata del promontorio.
Le rovine del Tempio di Circe sulla vetta, le ben conservate mura in opera
poligonale dell'antica acropoli di "Circei" (colonia romana fondata nel
393 a.C.) e ruderi sparsi di numerose ville sono quanto rimane dell'antichità. In luogo
dell'antica Circei sorge oggi l'abitato di S.Felice Circeo, rinomato centro balneare assai
frequentato. |
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Interessanti le sue cave di alabastro e di onice; ma più interessanti, sotto il punto di
vista scientifico, sono le grotte che si aprono lungo il suo litorale, ai piedi del
promontorio, ed il Parco Nazionale del
Circeo. Il Parco, instituito nel 1934, ha un'estensione di 32 km2 e il suo
paesaggio ricco di vegetazione (querce, lecci, pini, eucalipti, sugheri, frassini,
carpini, aceri, olmi, oleastri, palme nane e lentischi), assicura un habitat tranquillo a
daini, cinghiali,volpi, martore, tassi, istrici, lepri e a molti uccelli migratori. |